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"Tutti sembrano felici tranne me":
l'ansia da Social Network, la trappola del confronto e la FOMO

Introduzione: La solitudine dello scrolling notturno

È sera. La giornata è finita, sei stanco, magari emotivamente svuotato dal lavoro o dallo studio. Ti stendi sul divano o a letto e fai quel gesto ormai automatico, quasi un riflesso involontario: sblocchi lo schermo e apri Instagram, TikTok o Facebook. "Solo cinque minuti per staccare", ti dici. Un'ora dopo sei ancora lì.

Ma invece di sentirti rilassato, senti un peso sullo stomaco, una vaga tachicardia e una sensazione di fondo di tristezza e inadeguatezza. Scorrendo il feed hai visto: l'amica che ha ricevuto la promozione che sognavi, la coppia perfetta che cena a lume di candela mentre tu sei solo o hai appena litigato, l'influencer con il corpo statuario che fa sembrare il tuo inadatto, i viaggi esotici di conoscenti che sembrano non lavorare mai.

Nella tua testa si forma un pensiero tossico e silenzioso: "Perché la vita degli altri è così perfetta e la mia è così incasinata? Cosa c'è che non va in me?".

Se ti riconosci in questa scena, sappi che sei vittima di uno dei fenomeni psicologici più diffusi del nostro secolo: l'Ansia da Social Network. Non è "solo invidia" e non è "solo un passatempo". È un meccanismo che sta riscrivendo il modo in cui il nostro cervello elabora l'autostima e la felicità. E uscirne richiede consapevolezza.

Il meccanismo del confronto: Dietro le quinte vs Il trailer

Il problema fondamentale dei social media non è la tecnologia in sé, ma il modo in cui il nostro cervello primitivo reagisce ad essa. Siamo esseri sociali, biologicamente programmati per il confronto. Migliaia di anni fa, confrontarsi con gli altri membri della tribù serviva a capire il proprio ruolo e a garantire la sopravvivenza. Oggi, però, questo meccanismo è andato in cortocircuito.

Sui social network avviene un confronto truccato, impari e ingiusto: stai paragonando il tuo "Dietro le Quinte" con il "Trailer" degli altri.

Tu conosci il tuo dietro le quinte: sai che stamattina ti sei svegliato con le occhiaie, conosci le tue ansie, i tuoi debiti, i litigi, la noia, i piatti da lavare. Degli altri, invece, vedi solo il trailer: i momenti migliori, selezionati, filtrati, colorati e montati ad arte per sembrare appetibili. Nessuno posta la foto di un attacco di panico, di un rifiuto lavorativo o di una serata passata a piangere. Postiamo il successo. Il tuo cervello, però, fatica a distinguere la rappresentazione dalla realtà e conclude erroneamente che la norma sia la perfezione altrui, e che la tua normalità (fatta di alti e bassi) sia un fallimento.

La FOMO: La paura di essere tagliati fuori

C'è un altro acronimo che descrive una potente fonte di ansia: FOMO (Fear Of Missing Out), la paura di essere tagliati fuori. Hai mai sentito l'impulso irrefrenabile di controllare le notifiche anche se sai che non è arrivato nulla di importante? O l'ansia che sale se esci di casa senza caricabatterie? O quel senso di esclusione doloroso nel vedere nelle Stories una cena a cui non eri invitato?

Non è un capriccio da millenial. È una paura ancestrale. Per i nostri antenati, essere esclusi dal gruppo o non sapere cosa stava succedendo nella tribù significava morte certa. Il nostro cervello interpreta l'isolamento digitale come una minaccia fisica alla sopravvivenza.

I social network sono disegnati appositamente per sfruttare questa vulnerabilità: le notifiche rosse, le storie che scompaiono dopo 24 ore, lo scorrimento infinito. Tutto è progettato per tenerti in uno stato di allerta costante, dicendoti: "Se non guardi ora, perderai qualcosa di fondamentale". Il risultato? Viviamo in uno stato di ipervigilanza perenne che alza i livelli di cortisolo (l'ormone dello stress) e ci impedisce di rilassarci davvero.

La trappola della dopamina e la dipendenza chimica

Perché non riusciamo a smettere, anche quando ci fa stare male? Perché i social funzionano come le Slot Machine. Ogni volta che scorri col dito verso il basso per aggiornare il feed, il tuo cervello spera in una ricompensa: un like, un commento, una notizia interessante. A volte la ricompensa arriva, a volte no.

In psicologia si chiama "Rinforzo Intermittente", ed è il meccanismo più potente per creare dipendenza. Il cervello rilascia dopamina (il neurotrasmettitore del piacere e dell'attesa) non quando riceviamo il like, ma nell'attesa di riceverlo. Questo crea un loop infinito. Cerchi validazione esterna per calmare l'ansia, ma l'atto stesso di cercarla ti rende più ansioso e dipendente dal giudizio altrui. La tua autostima smette di dipendere da chi sei e inizia a dipendere da quanto performi online. E questo è un terreno fragilissimo su cui costruire la propria identità.

I sintomi: Quando il digitale intacca il reale

Come capire se il tuo rapporto con i social è diventato patologico? Ecco alcuni segnali clinici che osservo spesso in terapia:

Cosa possiamo fare? La "Dieta Digitale" non basta

Spesso si consiglia di "cancellarsi dai social" o di spegnere il telefono. Ma nel mondo di oggi è poco realistico e spesso non risolve il problema alla radice. Serve un approccio psicologico più profondo.

  1. Pulizia dell'Ambiente (Decluttering): Il tuo feed è casa tua. Non inviteresti a cena qualcuno che ti insulta o ti fa sentire brutto ogni giorno. Fai la stessa cosa online. Smetti di seguire profili che scatenano in te invidia, senso di inadeguatezza o ansia. Segui profili che ti insegnano qualcosa, ti fanno ridere o ti fanno sentire compreso.
  2. Creare zone "Phone-Free": La camera da letto deve tornare a essere un santuario. L'ansia mattutina diminuisce drasticamente se la prima cosa che vedi non è la vita degli altri, ma la tua. Comprati una sveglia analogica.
  3. Realtà vs Percezione: Quando senti l'invidia salire, fai un esercizio attivo di "reality check". Ripeti a te stesso: "Questa è una foto, non è la vita intera". Ricorda che anche quella persona ha i suoi demoni, che semplicemente non sta fotografando.

Il ruolo della terapia: Riempire il vuoto

Se ti accorgi che l'ansia da social sta limitando la tua vita, sta rovinando il tuo umore o le tue relazioni reali, forse il problema non è nel telefono, ma nel vuoto che il telefono cerca di riempire. Spesso ci rifugiamo nel mondo virtuale perché quello reale ci spaventa o non ci soddisfa.

La psicoterapia serve a lavorare su quell'autostima fragile che ha bisogno di like per stare in piedi. Serve a capire perché il giudizio degli altri ha così tanto potere su di te e come riprenderti quel potere. Lavorare su se stessi significa costruire una solidità interna tale che, anche vedendo la foto perfetta di qualcun altro, tu possa pensare: "Buon per lui/lei", senza sentire che questo tolga qualcosa al tuo valore.

Tornare a vivere nel "qui e ora", accettando la propria imperfezione, è l'atto più rivoluzionario che puoi fare in un'epoca digitale.


Il confronto ti sta schiacciando?

Se senti che non riesci a gestire l'ansia senza il telefono in mano, parliamone. A volte basta poco per disinnescare questi meccanismi automatici. Scrivimi per informazioni su un percorso per riappropriarti della tua serenità (offline).

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