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Non mi sento "normale":
il terremoto emotivo della scoperta della sessualità in adolescenza

Introduzione: Il segreto che pesa come un macigno

C'è un momento preciso, nell'adolescenza, in cui il mondo sembra dividersi in due. Da una parte ci sono "gli altri": gli amici che ridono, che iniziano le prime storie d'amore seguendo un copione che sembra scritto da sempre, che parlano di ragazzi o ragazze con una naturalezza disarmante. Dall'altra parte ci sei tu. Tu che senti crescere dentro qualcosa che non sai nominare, o che forse hai paura di nominare. Tu che provi sensazioni, pulsioni e attrazioni che non rientrano in quello che la società, la famiglia o il gruppo dei pari definiscono "normale".

Se sei arrivato a leggere queste righe, probabilmente stai attraversando quel periodo buio fatto di notti insonni, di domande terrorizzanti digitate di nascosto sulla barra di ricerca di Google e di una sensazione costante di inadeguatezza. Magari ti guardi allo specchio e pensi: "Perché non posso essere come tutti gli altri? Perché sono sbagliato? C'è qualcosa di rotto in me?".

Voglio dirti la prima cosa, la più importante, quella che forse nessuno ti ha ancora detto con la giusta autorità clinica: tu non sei rotto. Non sei sbagliato. E, soprattutto, non sei solo in questa tempesta. Quello che stai vivendo ha un nome, ha delle dinamiche psicologiche precise e, anche se ora ti sembra un tunnel senza uscita, è un percorso che porta alla scoperta della tua verità più autentica.

Il crollo delle certezze e l'ansia del "diverso"

L'adolescenza è già di per sé un periodo di caos. Il corpo cambia, il cervello si ristruttura. Ma quando a questo si aggiunge la scoperta di un orientamento sessuale o di un'identità di genere non conformi alla maggioranza (omosessualità, bisessualità, fluidità), il caos diventa un terremoto. Psicologicamente, accade una rottura. Siamo cresciuti in una società "eteronormativa", che dà per scontato che tutti siano eterosessuali fino a prova contraria. Quando ti accorgi che il tuo desiderio va in una direzione diversa, il primo sentimento non è quasi mai la gioia, ma la paura.

Questa paura costante attiva un sistema di allarme perenne nel tuo cervello. Inizi a vivere in uno stato di "ipervigilanza": controlli come ti muovi, come parli, chi guardi, per terrore che il tuo "segreto" trapeli. Questo sforzo immane di recitazione consuma tutte le tue energie mentali, portando spesso a cali nel rendimento scolastico, ritiro sociale o scoppi di rabbia apparentemente inspiegabili.

La vergogna tossica e l'omofobia interiorizzata

Il nemico più grande in questa fase non è fuori, è dentro di te. In psicologia la chiamiamo "omofobia interiorizzata". Anche se razionalmente pensi che non ci sia nulla di male nell'essere gay, lesbica o bisessuale, hai assorbito per anni battute, insulti, stereotipi e silenzi giudicanti dall'ambiente circostante. Senza accorgertene, hai rivolto quei giudizi contro te stesso.

Inizi a provare non solo colpa (per qualcosa che hai fatto), ma vergogna (per ciò che sei). La vergogna è un'emozione corrosiva che ti sussurra: "Tu sei difettoso". Questo può portarti a mettere in atto meccanismi di difesa dolorosi:

Il corpo non mente: i sintomi dell'ansia da repressione

Reprimere la propria natura sessuale e affettiva richiede un dispendio di energie psicofisiche enorme. È come cercare di tenere un pallone sott'acqua: puoi farlo per un po', ma i muscoli iniziano a bruciare. Spesso vedo in studio ragazzi e ragazze che arrivano per "attacchi di panico", "disturbi alimentari" o "depressione", senza sapere che la radice del malessere è proprio la non accettazione della propria sessualità. Il corpo somatizza il conflitto. Il nodo alla gola, la gastrite, l'insonnia, la sensazione di soffocamento sono il modo in cui la tua psiche urla che non ce la fa più a fingere.

Non è una scelta, è una scoperta

Una delle fonti di ansia maggiori deriva dall'idea di "aver scelto" questa strada difficile. È fondamentale chiarire questo aspetto clinico: l'orientamento sessuale non è una scelta, esattamente come non lo è il colore degli occhi o l'essere mancini. È una caratteristica profonda della personalità.

L'unica scelta che hai a disposizione non è "chi ti piace", ma se accogliere questa parte di te con amore o se combatterla con odio. Combatterla è una guerra persa in partenza, perché non puoi vincere contro la tua stessa natura senza ferirti mortalmente.

Perché parlarne con uno psicologo? (Non per essere "curati")

Se stai leggendo questo articolo, forse ti stai chiedendo se la psicoterapia possa servirti. Voglio essere cristallina su questo punto: non si va dallo psicologo per "guarire" dall'omosessualità o per cambiare orientamento. Quelle pratiche (chiamate terapie riparative) sono antiscientifiche, deontologicamente scorrette e dannose.

Lo psicologo serve a fare l'esatto opposto: serve a curare le ferite provocate dal nascondersi. Un percorso terapeutico in questa fase serve a:

  1. Creare uno "spazio sicuro" (forse l'unico della tua vita attuale) dove puoi dire ad alta voce chi sei senza paura di essere giudicato, cacciato o guardato con delusione.
  2. Smontare la vergogna interiorizzata e distinguere ciò che sei tu da ciò che la società ti ha detto che dovresti essere.
  3. Gestire l'ansia del "Coming Out": capire se, come, quando e con chi parlarne, rispettando i tuoi tempi e proteggendo la tua sicurezza.
  4. Integrare la sessualità: capire che non sei "solo" il tuo orientamento sessuale. Sei una persona complessa, intera, degna di amore e di futuro, esattamente come sei.

Conclusione: Dalla paura alla libertà

Scoprire di avere pulsioni che non rientrano nella "norma" statistica può sembrare oggi una condanna. Ti senti come se il copione della tua vita fosse stato bruciato. Ma la verità è che quel copione non era il tuo. La crisi che stai attraversando, per quanto dolorosa, è un momento di gestazione. Stai partorendo te stesso.

Non devi fare tutto da solo. Non devi affrontare questo mostro nel silenzio della tua camera. C'è una vita intera, piena, ricca e felice che ti aspetta al di là di questo muro di paura. E il primo passo per abbatterlo è smettere di considerarsi sbagliati e iniziare a considerarsi, semplicemente, umani.


Ti senti schiacciato da questi pensieri?

Se l'ansia sta diventando troppo pesante o se hai solo bisogno di un luogo dove non dover fingere, io ci sono. Se senti che questo "segreto" sta diventando troppo pesante da portare da solo, scrivimi per capire come funziona uno spazio di ascolto protetto.

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